Already paid: è tutto già pagato. Offri il giro anche tu?

Peid fouord

Ci ho messo un po’ a partorirlo. Un po’ meno di nove mesi, un po’ più di 40km coi fari sbarrati, nel muro di nebbia dei campi intorno alla city (Milano).

Mi piace scrivere, nonostante il mio prof d’italiano del liceo.

Mi piace scrivere quando le parole diventano la pellicola su cui s’imprimono i tratti delle fotografie che scatto coi miei occhi.

Mi piace scrivere storie.

Mi piace scrivere di storie.

Mi piace scrivere la mia storia.

Questa è una panchina virtuale: un posto dove vai, ti siedi un po’ e non hai fretta di passeggiare.
Oppure hai fretta, ma sei così abitudinario che un giro di lì lo fai lo stesso.
Oppure non hai niente da fare.
Oppure, per quanto ci sia un intero parco stupendo, per te vale la pena sedersi su quella panca solo per ascoltare il sole che filtra dai rami degli alberi. I Giapponesi gli hanno anche dato un nome: komorebi.
Oppure ti senti solo e passi di lì.
Oppure è talmente “casa” che ti dai appuntamento lì con gli altri per poi uscire.

Peid fouord sta per (burger) paid forward: lo tradurrei liberamente con un “(McChicken) già pagato“.

Negli US è una pratica piuttosto diffusa: vai in un fast food e paghi un panino in più.

Perché? La domanda giusta sarebbe “per chi?” Per chi non può permetterselo. È un regalo al buio che in teoria va a chi viene dopo di te, che può, a sua volta, scegliere di “passarlo” a quello dopo.

A Napoli lo chiamano “caffè sospeso” e a sera i senzatetto passano per i bar chiedendo se ce n’è qualcuno x loro, potendo così permettersi questo piacere.

Già pagato non è come gratis: qualcuno paga per quel panino, per quel caffè. Qualcuno investe, anche poco, per chi verrà dopo. E non è detto che il costo di un panino sia sempre davvero così “poco”: alle volte i soldi di quel panino sono tutto quello che ti rimane, alle volte non ne hai, alle volte ne hai solo troppi.

Alle volte hai solo fame.

Chi mi conosce sa che sui McChicken non scherzo. I McChicken che posso offrire io, allora, in fondo, sono i miei post: non so a chi li lascio, ma so che magari a qualcuno può anche far piacere capitare lì e scoprire che ce n’è uno anche per lui.

Al buio.

È scritto peid fouord che è esattamente come lo leggerebbe un italiano. Ma allo stesso tempo è anche nella lingua in cui un bimbo potrebbe leggerlo: semplice e con pochi filtri.

Beh, benvenuto. Serviti pure e offri il giro a qualcun altro!

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[english]

  It took me a little time to get the idea. A little less than nine months, a little more than roaming 40km fog light geared up for a(nother) foggy night in the countryside just beside the city (Milan).

I like writing, in despite  of my professor in highschool.

I like writing when words just become the film on which you can imprint picture’s lines taken with my eyes.

I like writing stories.

I like writing about stories.

I like writing my own story.

This is like a virtual bench: a place where you can go, sit and you’re not in a hurry because you chose a slow walk instead of your ordinary run; otherwise you are indeed in a hurry, but you got so used to, that you can’t  avoid a look around there; or  you’ve got nothing left to do; or, even if there’s a whole gorgeous garden, for you it is worth starin’ on that bench listening to the sunlight filters through the leaves of trees. Japaneses call it komorebi (and there has to be a reason to the fact they needed to name a sensation like that). Otherwise you feel definitely all alone and you just stop by. Or you feel as cozy as “at home” and you easily date others there.

“Peid fouord” stands for “(burger) paid forward”: I’ll freely translate it “already paid”.

In US it is a ritual quite current yet: you go in a fast food and you pay an extra burger.

For what reason? The right question would be “for whom?” For who’s not able to afford it. It’s a gift in the dark that goes to the one-who-comes-after-you, who can,  on his part, take the decision to forward it to the next one.

In Naples they call it “caffè sospeso” (coffee postponed) and at night homelesses wander along bars, askin’ for that kind of pleasure already paid.

Already paid is not the same as free: somebody pays for that burger, for that coffee. Somebody put money into that, even if it is not so much money, for the one-will-come-after. And it’s not sure that that money would always be “not so much”: sometimes loose change for that burger are the only ones left in your pocket, sometimes even you can’t afford it too, sometimes you are fully loaded for just a burger.

Sometimes you’re just too hungry.

Who knows me understands how I do care about burgers. Well, I can offer burgers too. I mean, posts you’ll find here are like burgers to me: I don’t know who am I leaving ’em to, but I know that somebody could bump into one of them, perhaps,  and find out one already there for him.

In the dark. Out of the blue.

It is written peid fouord  ’cause that is exactly the way a fellow countryman italian would spell it out loud. But it is also in the  language a baby could spell it: simple and #nofilters, as the burgers in here.

Well,  be my guest and pay it forward!

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