Il nostro “Eccome” – 2ª domenica di Quaresima (rito romano)

Quando mi è stato chiesto un pensiero sul Vangelo, ho accettato subito.

Quasi senza pensarci.

Quando poi mi è stata assegnata una domenica, mi sono sentita inadeguata. Cosa posso dire io, del Vangelo? Di questo Vangelo?
Mi è stato risposto che il Vangelo è per tutti. E io, di nuovo, ho accettato.

Quasi senza pensarci.

Ho quindi letto il Vangelo. L’ho riletto, e poi ancora una terza volta.
E una sola cosa posso dire, una sola cosa che mi abbia colpita fino a farmi fermare, nel vortice delle cose di tutti i giorni.
Nel vortice di un mondo fatto di opinioni, un mondo in cui il proprio valore sembra costruito sui giudizi della gente, un mondo in cui i rapporti sembrano votati all’opportunismo. Un mondo che, a guardarlo così, sembra un mondo terribile.
Eppure.
Leggendo queste righe ho sentito, di nuovo, che esiste un “eppure” che vince su tutto questo.
Che in un mondo così, dove la legge suprema dei potenti sembra essere quella di incutere timore, il nostro Dio non è il Dio della paura. Non è nemmeno il Dio delle reverenze o delle apparenze.
È il Dio dell’amore. Un amore così grande che ha generato e amato un Figlio. Amato, participio passato: presuppone qualcuno che

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lo abbia amato, presuppone un prima. Un a priori. Lo stesso a priori che abbiamo noi quando veniamo al mondo: siamo stati generati, amati, voluti. Gesù stesso è stato generato, amato, voluto.
Questo ce lo rende compagno, più di chiunque altro, in questo mondo. Lui è il nostro “eppure”.
E quando i discepoli alzano lo sguardo, vedono solo lui: lui, Gesù, unico tramite tra questo mondo e Quel Mondo, unica via, segno evidente che siamo amati. Amico da seguire.

In questa Quaresima, grazie a questo Vangelo, siamo ulteriormente chiamati a guardare la mano di Dio che, amorevolmente, ci indica Suo Figlio, il Suo dono a noi, che possiamo accompagnare, attraverso i nostri sacrifici, alla croce. E la Sua croce possiamo portarla con Lui, fino a vederLo risorgere. Fino a vederLo salvarci.

“Ascoltatelo”.

 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 17,1-9

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».

All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.

Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

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