I Power Rangers sanno che chi scrive urla in silenzio

“Scream if you wanna go faster”

cantava quella Union Jack vestita da Geri Halliwell anni fa.

“Urla se vuoi andare più veloce”. Come sul Blue Tornado di Gardaland, dove ti manca l’aria per respirare ma ne hai sempre abbastanza per urlare.

Pensando a questa giornata, quella del mio 25º compleanno, la tentazione è questa. Urlare. Continue reading “<span lang ="it">I Power Rangers sanno che chi scrive urla in silenzio</span>” »

Cenone di Capodanno: menù à la carte

Bella vita!

Mangiare è bello fino all’istante in cui il profumo del limoncello diventa un abbraccio caldo alla gola e il cameriere ti porge il foglietto, che, se sei fortunato, oltre a riportare la cifra da pagare, è anche uno scontrino fiscale per davvero. Continue reading “<span lang ="it">Cenone di Capodanno: menù à la carte</span>” »

Me la dai?

 “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”. (Atti 20,35)

Me lo diceva, senza citare la fonte, una signora qualche giorno prima di Natale, mentre digitava il codice numerico della sua American Express, in attesa che le porgessi i sacchetti coi regali per le figlie: qualche gonna, un paio di felpe, un giubbino.

“Dipende da te, dipende da me, le cose che hai che hanno te”. Questo è Ligabue. Meno chiaro (come al solito), ma rende l’idea. Continue reading “<span lang ="it">Me la dai?</span>” »

Una poltrona per due: il valore della rassicurazione

Lettino dello psichiatra. Associazioni tra parole.

Casa: zerbino (Tendo alla sottomissione? Rappresenta il porto sicuro dopo una giornata di lavoro?)

Lavoro: ingresso del Tribunale (E qui ci siamo)

Sport: campo da calcio (E vabbè)

Vigilia di Natale: “Una poltrona per due”

Così, di botto. Niente albero, in casa mia non si fa dal ’92. Niente pacchi regalo, niente renne, niente canzoncine. Continue reading “<span lang ="it">Una poltrona per due: il valore della rassicurazione</span>” »

Babbo Natale è uno scansafatiche

Cicciotto. Scarrozzato qua e là su una fuoriserie dalla potenza di 9 renne: il precursore di un fed-ex che lavora un sol giorno l’anno, prendendo ferie che neanche una madre in maternità può permettersi. In alcuni paesi, mangia a scrocco latte e biscotti.

E i giocattoli? Ovvio, ci pensano gli elfi, gli “aiutanti di Babbo Natale”: altro non sono che i suoi dipendenti, al massimo. È come quel capo che ti fa fare tutto il lavoro sporco in tempi assurdi e poi si prende tutto il merito.

Non fa neanche ricerche su quello che vorresti: si aspetta una letterina dettagliata.

Scommetto che anche l’itinerario è curato dagli elfi: ci sarà qualche sfruttato che non solo terrà conto delle case dei bimbi, ma anche degli spostamenti che faranno (regalo della nonna, dello zio, del vicino di casa un po’ anziano, delle amiche di mamma…)

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Already paid: è tutto già pagato. Offri il giro anche tu?

Peid fouord

Ci ho messo un po’ a partorirlo. Un po’ meno di nove mesi, un po’ più di 40km coi fari sbarrati, nel muro di nebbia dei campi intorno alla city (Milano).

Mi piace scrivere, nonostante il mio prof d’italiano del liceo.

Mi piace scrivere quando le parole diventano la pellicola su cui s’imprimono i tratti delle fotografie che scatto coi miei occhi.

Mi piace scrivere storie.

Mi piace scrivere di storie.

Mi piace scrivere la mia storia.

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Waps off New York: Newyorkers

Let me be clear.

I’m gonna borrow an old italian adage,

“see (New York) and then (you can) die”.

There’s no-thing more.
For many of us the journey towards the Big Apple is still that kind of journey can change your life. That kind of journey to the other side of the world. That kind of journey Italians used to take, full of hope and expectations, dreaming about discovering 10ft carrots and huge cabbages. Continue reading “<span lang ="en">Waps off New York: Newyorkers</span>” »

(Burger) paid forward: "McChicken" per tutti. Basta condividerli.